Una panoramica sulle case editrici italiane: chi sono e cosa pubblicano

Quando si decide di addentrarsi nella fitta giungla editoriale italiana è bene essere consapevoli di quanto sia complicato avere una visione completa e aggiornata della situazione. Il numero di case editrici ad oggi viventi è di gran lunga superiore a quello che si possa immaginare. Inoltre soprattutto le più piccole tendono a nascere e spegnersi di continuo, senza contare le acquisizioni.
Insomma, il panorama è davvero ampio e impossibile da esaurire in un breve articolo. Per capire meglio però è utile una prima visione generale, con l’obiettivo di iniziare a dividere in macro categorie gli editori di oggi e collocare i nomi conosciuti in un contesto più preciso. Ecco dunque una breve guida alla scoperta delle case editrici italiane.

Alcuni numeri per capire meglio

Prima di addentrarci nell’analisi della situazione e nominare alcuni casi importanti, è necessario avere chiara la portata del fenomeno che stiamo analizzando. Probabilmente se chiedessi a chiunque di dirmi il numero indicativo di case editrici che pensa siano attive oggi nel nostro paese, mi parlerebbe di qualche centinaia. Siamo fuori strada!
case editrici italiane
Le case editrici in Italia sono più di quello che si pensi: circa settemila
Teniamo anzitutto conto che è impossibile dare una cifra precisa e sempre valida, vista la continua apertura e chiusura di progetti, soprattutto di piccole dimensioni. Possiamo però riferirci a un numero medio che si aggira intorno a settemila. Sbalorditivo vero? Chiaramente un’alta percentuale di queste ha un fatturato e una quantità di titoli pubblicati molto bassi. Ora che conosciamo la portata del fenomeno, possiamo cercare di classificare i diversi editori secondo criteri più specifici.

Case editrici italiane: gruppo o indie?

La prima distinzione possibile è di natura societaria. Tale ripartizione ha iniziato a essere attuata negli ultimi decenni del ‘900, quando diverse case editrici hanno deciso di unirsi sotto un’unica proprietà, comprendente anche altri mezzi di comunicazione: reti televisive, giornali, emittenti radiofoniche. Di contro, gli editori rimasti fuori da queste concentrazioni vengono detti indipendenti.

I grandi gruppi editoriali

Come già detto, i gruppi editoriali sono concentrazioni di case editrici differenti (e altri media) sotto un’unica proprietà. Dunque si tratta di pochi casi, si possono contare quasi sulle dita di una mano, ma arcinoti anche ai non addetti ai lavori. I guadagni sono altissimi perché dipendono da diverse fonti che spesso agiscono in collaborazione. Pubblicare un libro per il marchio di un grande gruppo significa contare su pubblicità di giornali, emittenti radiofoniche e televisive legate al gruppo stesso, e magari anche sperare che venga prodotto un adattamento cinematografico. Insomma, i pregi sono notevoli, ma esistono anche alcuni difetti. È molto difficile, da esordienti, essere scelti da editori di questo genere perché tendono a seguire il mercato preferendo puntare su soluzioni già consolidate, dal sicuro successo, piuttosto che su qualcosa di più originale.
Quali sono dunque i gruppi più importanti? Onde evitare noiosi elenchi, ecco i due più conosciuti: Mondadori e Mauri Spagnol. Entrambi hanno sotto di sé decine di marchi. Mondadori comprende per esempio Rizzoli, Fabbri, Sperling&Kupfer, Einaudi, Piemme, solo per dirne alcuni. Mauri Spagnol invece include, tra gli altri, Guanda, Ponte alle Grazie, Newton Compton, Garzanti, Longanesi, Vallardi.

Le case indipendenti

Per semplificare, si può dire che le case editrici indipendenti siano quelle che non fanno parte di un gruppo editoriale. Ciò porta a numerose conseguenze, soprattutto sulla scelta dei titoli da pubblicare. Non dovendo dipendere da una proprietà superiore o da specifiche richieste di mercato, sono più libere di rivolgersi a temi originali, fuori dal coro e spesso controversi, scoprendo anche nuove voci per alimentare il panorama letterario italiano. Grazie a questi editori hanno conosciuto la fama alcuni tra gli scrittori più noti di oggi che, a loro volta, hanno portato alla ribalta le case che li hanno scelti. Anche nella scelta di autori stranieri da tradurre gli indipendenti sono più spericolati e, a volte, fanno centro.
Ecco alcuni esempi delle case “indie” più conosciute. Per prima nominerei Edizioni E/O, che ospita nella sua scuderia di autori figure del calibro di Elena Ferrante e Valérie Perrin. Altro caso che ben rappresenta l’indipendente è Fazi Editore che, oltre a titoli più di nicchia, ha pubblicato l’intera saga di Twilight, o quella dei Cazalet, lette in tutto il mondo. Che dire di Voland, spesso nominata per essere la casa editrice che porta in Italia i romanzi di Amélie Nothomb come NNEditore quelli di Kent Haruf.

Case editrici italiane: grande o piccola?

case editrici italiane
Le case editrici si possono classificare in base alla loro struttura societaria
Un altro criterio con cui classificare le case editrici è la dimensione, che dipende principalmente dal fatturato annuo. In base ai guadagni infatti un editore può permettersi di avere più o meno dipendenti, così come di pubblicare più o meno titoli. Solitamente si usano delle cifre convenzionali per dividere tra case grandi, medie e piccole. Le prime hanno entrate annue sopra i 25 milioni di euro, le medie tra i 10 e i 25, le piccole sotto i 10. È importante inoltre sottolineare un dettaglio non scontato. Non è detto che un grande editore faccia parte di un gruppo e un medio-piccolo sia indipendente. I due criteri di classificazione possono sovrapporsi, ma non sempre.

La piccola editoria

Come è prevedibile, i piccoli editori costituiscono la maggioranza del mercato: sono infatti quasi settemila. Una percentuale elevatissima tra queste ha un guadagno annuo inferiore al milione di euro ed è composta da pochissimi dipendenti. Spesso si dedicano alla pubblicazione di esordienti e contano su pochi lettori fedeli, che hanno voglia di scoprire voci e storie nuove.

I giganti del libro

Nel campo dell’editoria libraria è davvero difficile avere un fatturato annuo superiore ai dieci milioni di euro. Per questo i medi e grandi editori sono solo poche decine, a differenza delle migliaia di piccoli. Di questa categoria fanno però parte, come già anticipato, molte case editrici indipendenti, che hanno saputo dare una forte identità al proprio catalogo e crearsi un ampio bacino di lettori affezionati, ma anche cogliere occasioni d’oro accaparrandosi i diritti di autori famosi in tutto il mondo.
Basti pensare a case come Adelphi, un marchio da sempre garanzia di qualità e sofisticatezza, conosciuto per pubblicare Simenon e Kundera, Zweig e Sciascia. Anche gli editori nominati sopra, Edizioni E/O o Fazi, si possono includere nella media editoria. A potersi considerare davvero grandi, però, sono solo i “giganti” dei gruppi editoriali, che traggono i propri guadagni non solo dalla pubblicazione di libri, ma anche dalla loro distribuzione: tra gli altri, Mondadori, Feltrinelli, Giunti.

Conclusioni

Insomma, il panorama che si presenta davanti a un esordiente che vuole pubblicare è davvero complesso e variegato. Per questo una sola infarinatura sulla situazione editoriale in Italia non basta: è necessario conoscere nello specifico le identità delle diverse case editrici per capire a chi rivolgersi. Questo potrebbe essere un punto di partenza per iniziare a indirizzare la propria attenzione e sfruttare le giuste opportunità.

Katia Tenti. Copyright © 2022 All rights reserved.
case editrici italiane

Category: Pensieri

Comments

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Katia Tenti